Ieri ho ricevuto un messaggio da un lettore di Qualcosa da perdere. Un'altra "recensione privata". Riporto di seguito i due passaggi che mi hanno colpito di più, perché vanno oltre le considerazioni sul libro e sulla scrittura.
Io dico sempre che nulla è mio, che io non esisto, mi confronto con la generazione precedente e le loro convinte ideologie, e mi stupisco quasi di non credere in niente, ma che devo fare, tutto è mutevole. Li invidio per come si sono accaniti nella lotta e li biasimo perché si sono autodistrutti per la loro rigidità, mentre noi no. Io no. L'indifferenza è una buona arma per sopravvivere. La flessibilità a cui siamo abituati salva la vita.
(...)
Si dice che il successo di un libro stia nell'immedesimazione del lettore. A me affascina molto trovare qualcosa di me negli altri, mi fa percepire che siamo tutti diversi, ma anche fratelli. E i fratelli più facilmente si incontrano quando si percorrono le stesse strade, e anche questo è emozionante. Bello incontrarsi in cammino e scoprire che quel cammino ti dona occhi per avere uno sguardo comune sulla vita.

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