Le parole che leggerete non sono il commento oggettivo di un critico
letterario (del resto non può essere oggettiva un'amicizia che dura da anni).
Dovete però sapere che questa persona, che resterà anonima, rientra nella categoria
dei cosiddetti "lettori forti", e fa certamente piacere ricevere il parere di un buon lettore.
Di seguito trovate il messaggio che ho ricevuto ieri. Ho naturalmente chiesto e ricevuto il suo permesso a pubblicarlo
su questo blog, tagliando le parti più personali.
Sei riuscito a immortalare quel periodo di limbo, atroce e speranzoso, in
cui siamo passati tutti, come laureati e neolaureati (soprattutto in materie
umanistiche o pseudo tali), come generazione disillusa alla ricerca comunque di
qualcosa e come esseri umani, rendendolo però leggero, ironico e profondo.
I tuoi personaggi mi hanno riportato a quel periodo in cui tutto può
succedere, quando si è alla ricerca di una professione e di se stessi, ma si ha
anche una tremenda paura di quel che si può diventare e quindi, forse, si
decide intimamente come non si vuole essere, quali sono i propri limiti e quali
compromessi non si vogliono accettare. Un periodo particolare, viscerale,
intenso e alcolico, decisamente alcolico.
E' stato bello e commovente riconoscere man mano le diverse parti del
romanzo di cui mi avevi parlato mentre le scrivevi, perché mi sono tornati alla
memoria anche situazioni o stati d'animo dell'epoca.
E' stato molto divertente, ho riso di gusto, era un po' che non ridevo così
per un romanzo. Alcune riflessioni, frasi e espressioni sono proprie
della nostra generazione, o almeno di tanti di noi, e sei riuscito a non
renderle banali, rimanendo linguisticamente fedele alla realtà. Gli
apprezzamenti sui film della prima serata e tanti altri commenti del narratore
sparsi qua e là sulle diverse situazioni sono esilaranti.
I riferimenti "se questo fosse un film" danno quel tocco
metaletterario e e metacinematografico che a me piace tanto. Il pulp, la storia
d'amore, il giallo... il mix è ottimamente calibrato. E c'è Bologna, con i
portici, le biciclette, la stazione... E poi tanto altro.
Quindi grazie di cuore, caro, perché hai creato un pezzetto di tutti noi,
una vita mai vissuta che però poteva essere quella di ognuno di noi e che, come
ogni buon romanzo, arricchisce la nostra esistenza, affrontando il tutto con
un'arma che per me, spesso, è l'unica con cui sopravvivere, una sottile, arguta
e implacabile ironia.
Ho già ringraziato privatamente questa persona, ma lo faccio di nuovo su questo blog. Se qualche altro lettore vorrà inviare pareri o commenti sul romanzo, sarò felice di leggerli e pubblicarli.
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